Foto: Raffineria di Milazzo // Antincendio Italia
La Raffineria di Milazzo, nella Valle del Mela

Il 20 settembre 2018 – dopo la Camera di Consiglio sul ricorso presentato da sette comuni della Valle del Mela (Messina) contro l’accantonamento delle prescrizioni sanitarie e l’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia) della Raffineria di Milazzo – il Tar Catania aveva riconosciuto e validato le ragioni dei ricorrenti. Tuttavia, nei giorni scorsi, ha deciso di rimandare al 2020 il giudizio. In attesa del responso della perizia tecnica affidata agli esperti del Politecnico di Milano.

Per il giudizio sull’illegittimo ritiro delle prescrizioni sanitarie da parte del sindaco di Milazzo, Giovanni Formica, e dell’ex Commissario di San Filippo del Mela, Alfredo Biancuzzo, si dovrà attendere il 2020. Questo è quanto ha stabilito il Tar Catania, richiedendo una perizia agli esperti del Politecnico di Milano.
A ricorrere al Tar sono stati sette comuni della Valle del Mela con il supporto di varie associazioni territoriali.
Il ricorso in questione, tuttavia, non riguarda solo il ritiro delle prescrizioni sanitarie ma anche altre gravi carenze della nuova Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia) della Raffineria di Milazzo così come diversi limiti divenuti meno restrittivi o, addirittura, spariti.
Noi non temiamo il parere di un esperto – a patto che questi sia incorruttibile – perché le carenze evidenziate nel ricorso sono lampanti. Tuttavia, così facendo, la decisione è stata comunque rimandata al 2020.
I cittadini della valle del Mela devono quindi sorbirsi un altro anno di puzza e veleni pericolosi per la salute? Forse no, se il sindaco di Milazzo Giovanni Formica e il neo sindaco di San Filippo del Mela, Gianni Pino, adempiranno al proprio dovere.
Recentemente, infatti, è stato disposto il riesame dell’Aia della Raffineria per adeguarla al Piano di qualità dell’aria varato dalla Regione Sicilia. I primi cittadini di Milazzo e San Filippo del Mela, dunque, saranno nuovamente chiamati ad esprimere le proprie “prescrizioni sanitarie” ai sensi dell’art. 29-quater, comma 6, del Codice dell’Ambiente. Che prevede l’obbligo di acquisire le prescrizioni sanitarie dei sindaci in Conferenza dei servizi a prescindere dai motivi per cui è stato disposto il riesame dell’Aia.
Come sappiamo, il sindaco di Milazzo ha già mandato a monte le prescrizioni sanitarie l’anno scorso. Il discorso è diverso per il primo cittadino di San Filippo del Mela, Gianni Pino, che solo pochi giorni prima di vincere le scorse elezioni ha promesso di trasformare in realtà le famose prescrizioni sanitarie già espresse – e poi inspiegabilmente ritirate – dal suo predecessore, il commissario Alfredo Biancuzzo.
«Nel caso in cui fossi eletto,» aveva infatti dichiarato Pino, «provvederò a chiedere un nuovo riesame dell’Aia della Raffineria […] al fine di far entrare in vigore le prescrizioni sanitarie già espresse in precedenza, per ridurre l’inquinamento e tutelare così la salute pubblica.»
Le prescrizioni, supportate da un’ampia ed esauriente istruttoria sanitaria, prevedono una seria riduzione dell’inquinamento e dei rischi per la salute, nonché limiti per le emissioni odorigene – oggi inesistenti – che porrebbero fine all’insopportabile fenomeno delle “puzze”.
Su queste basi la valle del Mela diverrebbe, come è suo diritto, finalmente un posto più salubre e vivibile. Per di più, tali prescrizioni richiederebbero investimenti da parte della RAM di Milazzo e, quindi, una crescita dell’occupazione.
Come sappiamo, oggi, il riesame dell’Aia è stato disposto dal Ministero dell’Ambiente, non dal sindaco. Ma il risultato non cambia. Il sindaco Gianni Pino ha la possibilità concreta di tener fede alle promesse fatte in campagna elettorale consentendo l’entrata in vigore delle prescrizioni sanitarie già espresse in precedenza, semplicemente adempiendo al proprio obbligo di esprimerle in Conferenza dei servizi.
Dunque, a questo punto, la questione è principalmente una: il sindaco Pino ha intenzione di mantener fede agli impegni elettorali, adempiendo peraltro ai propri obblighi in qualità di massima autorità sanitaria locale?

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