Foto: Luigi Di Maio e i ministri in visita a Taranto // Tiziana Magrì
Luigi Di Maio e i ministri in visita a Taranto

Il movimento nato dal basso – «la gente sarà la nostra scorta» – dispiega truppe militari e manda in tilt la mobilità. [Prima parte]

Le scene dei controlli e delle continue file dei residenti lasciano l’amaro in bocca, soprattutto in quei cittadini che hanno votato in massa (ogni candidato alle politiche del 4 marzo 2018 ha ottenuto 60.673 preferenze, ben il 47,7 per cento dei votanti) quel movimento che come leitmotiv aveva «la gente, il popolo, il noi», ma che nella giornata del 24 aprile 2019 ha preferito, invece, la scorta militare.
«Sono qui oggi non solo per presiedere al Tavolo istituzionale di Taranto, ma sono qui perché ieri (23 aprile 2019, ndr) abbiamo abolito l’immunità penale che permetteva ai vertici di Ilva di godere ad alcuni esimenti legati a reati ambientali che hanno fatto tanto male ai cittadini di Taranto.»
Risponde così il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, appena arrivato a Taranto insieme ad altri ministri, per partecipare al tavolo permanente per il Contratto istituzionale di sviluppo (Cis). Dribbla la domanda di Terre di frontiera: «Presidente, dov’è la legge speciale per Taranto?»
Era 6 settembre 2018 quando, all’esito dell’accordo raggiunto su Ilva con ArcelorMittal, Governo e sindacati, lo stesso Di Maio definì «l’accordo il migliore possibile nelle peggiori condizioni possibili. Ora una legge speciale per Taranto.»
Sono trascorsi mesi – tanti – e, nel frattempo, sul caso Ilva c’è stata un’escalation di avvenimenti importanti: la Corte europea dei diritti dell’uomo (con la storica sentenza della Sezione Prima, Sentenza Cordella e altri c., Italia, 24 gennaio 2019. Ricorsi nn.54414/13 e 54264/15) ha condannato lo Stato Italiano per la violazione degli articoli 8 (“Diritto al rispetto della vita privata e familiare”) e 13 (“Diritto a un ricorso effettivo”); i bambini e le bambine del quartiere Tamburi oltre a non andare a scuola e non giocare all’aria aperta durante i Wind Day, hanno dovuto abbandonare le proprie classi, dei plessi Deledda e De Carolis, su ordinanza del sindaco Rinaldo Melucci perché troppe vicine alle collinette ecologiche, poste sotto sequestro dai carabinieri del Noe; aumento delle emissioni e dell’inquinamento con livelli che superano quella percentuale di riduzione del 20 per cento delle emissioni Ilva annunciata dal vicepremier Luigi Di Maio dopo l’accordo con i nuovi acquirenti; c’è stato il tavolo istituito dal prefetto Donato Cafagna, predecessore dell’attuale capo Antonella Bellomo, con Ispra, Arpa Puglia, commissario di Governo alla bonifica e il contributo della Regione Puglia; a seguire un vertice convocato in Procura e presieduto dal procuratore Capristo; consiglio monotematico sulle questioni ambientali della città, con scontri accesi tra maggioranza e minoranza.
Insomma, di acqua sotto i ponti dal quel giorno di settembre ne è passata, ma né il Governo, né il vicepremier Luigi Di Maio, né i parlamentari pentastellati hanno mostrato nelle circostanze descritte la vicinanza alla città, agli elettori, ai cittadini.
I conflitti intestini nel governo gialloverde, alla vigilia delle Elezioni europee, fanno ricadere l’attenzione su Taranto. Il capo politico del Movimento Cinquestelle, accompagnato dai ministri dell’Ambiente (Sergio Costa), della Salute (Giulia Grillo), per il Sud (Barbara Lezzi) e Beni e Attività Culturali (Alberto Bonisoli), in conferenza stampa, al termine delle audizioni istituzionali e sociali dichiara che «nel decreto Crescita viene introdotta una norma che si chiama esimente penale e che doveva durare altri quattro anni e mezzo, ma che invece ad agosto smetterà di esistere.»
In realtà l’esimente penale – immunità penale – prevista dal decreto Salva-Ilva del 2015, varato dal governo Renzi, è scaduta il 30 marzo scorso. Secondo l’articolo 2 comma 6 del decreto n.1/2015 la durata dell’immunità non può essere superiore ai 18 mesi successivi all’approvazione del Piano ambientale.
Il Piano ambientale e le modifiche al piano di risanamento sono state approvate con decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 29 settembre 2017 con scadenza del piano di risanamento al 23 agosto 2023. Insomma, l’annuncio di quell’esimente che sarà abolita con il decreto Crescita in realtà non esiste più.
Come ben sappiamo il contenuto dell’esimente, ovvero «le condotte poste in essere in attuazione del Piano di cui al periodo precedente non possono dare luogo a responsabilità penale o amministrativa del Commissario straordinario, dell’affittuario o acquirente e dei soggetti da questi funzionalmente delegati», è un motivo di lotta dei tanti comitati e associazioni ambientaliste tarantine che, ovviamente, si aspettavano da parte di questo governo la chiusura dell’area a caldo invece pur essendo ad un Tavolo con un focus ben preciso, nell’ascoltare istituzioni e cittadini si è continuato a non dire nulla sulla stato di salute dei tarantini. Scena muta da parte della ministra della salute.

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