Dal campo informale Baobab Experience di Roma Tiburtina
Foto: «Dal Baobab di Roma, il campo informale a pochi passi dalla Stazione Tiburtina» // © Pellegrino Tarantino

Torturatore è

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Oggi, 26 giugno, è la Giornata internazionale per le vittime di tortura. Che potrebbe evocare, nell’immaginario collettivo distratto, idiosincrasie diffuse con il presente. Invece, la tortura – proibita ma parimenti praticata in tutto il mondo – non rappresenta un esercizio passato. Non è solo sopraffazione fisica e psicologica. È violazione delle libertà individuali. È il sistematico ignorare e calpestare i diritti umani che, sempre, dovrebbero essere posti al centro di una battaglia civile, di qualsiasi colore, cultura e a qualsiasi latitudine.
Nel nostro Paese i torturati sono i dimenticati, i relegati ai margini della società, i migranti per i quali la terra promessa si è trasformata in prigione, i lavoratori stagionali per i quali la terra coltivata si è trasformata in sottomissione.
«Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti», recita l’articolo 5 della Dichiarazione universale dei diritti umani. È inumano concorrere alla nascita dei ghetti, così come tracciare le strade per le tratte. E quando gli apparati dello Stato ne sono complici, diventano torturatori.
Torturatore è chi alimenta il sistema dei Centri di permanenza per il rimpatrio. Torturatore è chi non legifera per far prevalere i diritti dell’uomo sulla violenza e lo sfruttamento. Torturatore è chi specula. Torturatore è chi sa, ma non denuncia.
Terre di frontiera, nella Giornata internazionale per le vittime di tortura, con lo speciale «(S)Torture» vuol provare a ridare una voce a chi, sente e prova la tortura ogni giorno sulla propria pelle – subdola – e nell’indifferenza.
Al di là del simbolico gesto di riunirsi a sostegno delle vittime di torture pensiamo che ci sia bisogno di una comunione che si possa toccare. Una comunione da vedere, da leggere.
«Le parole sono pietre», come ci ha ricordato Carlo Levi, nella sua intatta volontà di mettere insieme l’umanità delle parole e la durezza delle pietre.
«(S)Torture» è un pugno in faccia, una raccolta di inchieste, di storie, di racconti e di immagini rievocata per cercare di dare dignità all’informazione che sui temi dei migranti e dei considerati ultimi insegue gli umori e le strumentalizzazioni politiche.

Giornalista, direttore del periodico Terre di frontiera. Reporter per la Terra 2016 e Premio internazionale all'impegno sociale 2015 Livatino-Saetta-Costa. About me

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