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Piattaforma petrolifera, Giornale della Vela

Il ministero dello Sviluppo economico ha annunciato l’introduzione di un piano che individua le aree idonee alle attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi offshore, che dovrebbe chiamarsi Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (Ptesai), dal quale sarebbero però escluse le aree terrestri. Le indiscrezioni sul testo dell’emendamento diffuso dal Coordinamento nazionale No Triv e le critiche al testo ripetutamente rimaneggiato. La posizione delle Regioni.

Da alcune indiscrezioni provenienti dal Coordinamento nazionale No Triv si apprende (salvo smentite ufficiali da parte del Governo) il testo (o parte di esso) del cosiddetto emendamento “Salva mare” dalle trivelle, che forse verrà inserito nel decreto Semplificazioni.
L’emendamento si propone di reintrodurre nello Sblocca Italia (legge n.164/2014) il Piano delle aree, già introdotto nel 2014 e poi soppresso dalla legge di Stabilità 2016. Nel testo nessun accenno all’articolo 38 della legge Sblocca Italia, di cui pure in passato se ne chiedeva l’abolizione e nessun provvedimento per “salvare” le aree terrestri interessate da attività di ricerca ed estrazioni di idrocarburi.

IL TESTO DELL’EMENDAMENTO “SALVA MARE” DALLE TRIVELLE SECONDO LE INDISCREZIONI NO TRIV
L’emendamento “salva mare” ha visto varie stesure in diversi emendamenti. È il Coordinamento nazionale No Triv, dopo aver diramato una nota tecnico-giuridica, a specificare ulteriormente il testo della norma in questione alla quale si sarebbero aggiunti in queste ore nuovi “codicilli”.
Per grandi linee l’emendamento “salva mare” dalle trivelle sarebbe il seguente: «la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, su proposta del ministro dello Sviluppo economico, sentito il ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, predispone un piano delle aree in cui sono consentite le attività di cui al comma 1. Il piano di cui al primo periodo è adottato con decreto del ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il ministro dell’Ambiente […] È vietato, per le attività di ispezione dei fondali marini finalizzate alla prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi, l’utilizzo della tecnica dell’air-gun o di altre tecniche esplosive. Dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto è sospesa l’efficacia dei titoli abilitativi già rilasciati entro la medesima data, che prevedono l’utilizzo della tecnica dell’air-gun o di altre tecniche esplosive per le attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi (non si rileva la sospensione temporale annunciata in tre anni, ndr). La violazione del divieto di cui al periodo precedente determina l’automatica decadenza dal relativo titolo concessorio o dal permesso […] Le medesime attività sono sottoposte a nuova procedura di valutazione di impatto ambientale di cui agli articoli 21 e seguenti del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152, e a valutazione ambientale strategica di cui agli articoli 11 e seguenti del medesimo decreto legislativo, d’intesa con la Regione e previa acquisizione del parere degli enti locali.»

“Petrolio, Ambiente e Politica. Conversazione con Antonio Bavusi”, di Maurizio Bolognetti

LE CRITICHE NO TRIV
«Chi si aspettava chissà quali grandi novità nel testo degli emendamenti al disegno di legge Semplificazioni contenuto nei due tomi depositati al Senatoscrive il Coordinamento No Triv in un recente comunicato – sarà rimasto certamente deluso ma non stupito. Da segnalare innanzitutto che tutti gli emendamenti non dispongono nulla sulla questione delle proroghe automatiche dei titoli; sulla questione della proroga delle concessioni già in essere entro le 12 miglia; sui poteri delle Regioni nel rilascio dell’intesa. In pratica, nessuno emendamento tocca le questioni poste nel pacchetto referendario del 2016. Il primo dato politico, dunque, è il seguente: su rapporto Stato-Regioni, proroghe automatiche e divieto di nuove attività petrolifere entro le 12 miglia marine, Movimento 5 Stelle e Lega si schierano nel campo avverso rispetto a No Triv. La scelta dei proponenti dimostra apertamente quanto distanti siano le forze governative dalla cultura e dalle posizioni del Coordinamento nazionale No Triv, in particolare per quanto riguarda la concezione politica dei rapporti Stato-Regioni, che nonostante i proclami resta fortemente centralista, nonché per quanto riguarda le proroghe automatiche e il divieto di nuove attività petrolifere entro le 12 miglia marine. Rispetto invece a quanto è contenuto nella raccolta ufficiale degli emendamenti al decreto, c’è poco da aggiungere rispetto a quanto già espresso a più riprese dal Coordinamento nazionale No Triv. Gli emendamenti al disegno di legge Semplificazioni non danno seguito alle richieste più importanti del fronte referendario No Triv, di cui anche Lega e M5S hanno fatto parte. Non sfugge inoltre la loro contraddittorietà (vedi Piano delle aree), funzionale a quel gioco delle parti che potrebbe determinare, al termine dell’ennesimo giro di giostra, un nuovo compromesso al ribasso tra i due azionisti di Governo. Il Coordinamento nazionale No Triv non smetterà di vigilare e di evidenziare, come sin qui fatto, eventuali ulteriori contraddizioni che dovessero emergere nel corso del difficile percorso di conversione in legge del Decreto.»

IL CARATTERE STRATEGICO, DI PUBBLICA UTILITÀ, URGENZA ED INDIFFERIBILITÀ
«L’emendamento 11.0.43 (a firma Castaldi, Girotto, Anastasi, Vaccaro, Puglia, Patuanelli, Santillo, Grassi, Gallicchio, Turco, L’Abbate, Pellegrini) è lo stesso già visto con numerazione 11.0.133. Intende cancellare sia la previsione della strategicità delle attività di ricerca e di estrazione, sia la previsione della pubblica utilità, dell’urgenza e dell’indifferibilità delle opere necessarie alla ricerca ed all’estrazione. Si tratta di una proposta inutile e assurda: inutile perché la dichiarazione di strategicità, indifferibilità e urgenza di quelle attività è stata già cancellata dalla legge di Stabilità 2016 e, quindi, non esiste più; assurda in quanto, una volta che si autorizzi una certa attività, la dichiarazione di pubblica utilità delle opere da realizzare è un presupposto necessario per procedere all’espropriazione dei terreni e per corrispondere l’indennizzo previsto dalla Costituzione a colui che si veda espropriata la proprietà. Perché, invece, non privare dei caratteri di strategicità, urgenza ed indifferibilità anche le opere necessarie al trasporto ed allo stoccaggio di idrocarburi liquidi e gassosi? Ne esce rafforzato in particolare il ruolo del gas quale combustibile di transizione, dunque.»

PIANO AREE (PTESAI): PER NO TRIV SIAMO IN PRESENZA DELLA SINDROME DR JEKYLL E MR HYDE
«Sul delicato tema del Piano delle aree rileviamo – scrive il Coordinamento nazionale No Triv – la presenza di due emendamenti, diversi ed alternativi tra loro, ma vergati dalle stesse penne (6.0.25: Girotto, Castaldi, Lomuti, Anastasi, Vaccaro, Puglia, Garruti, Dessì, Gallicchio, L’Abbate, Pellegrini, Turco – 11.0.43: Castaldi, Girotto, Anastasi, Vaccaro, Puglia, Patuanelli, Santillo, Grassi, Gallicchio, Turco, L’Abbate, Marco ). Non credendo alla favola che vedrebbe i firmatari colpiti da improvvisa sindrome del Dottor Jekyll e del Mister Hyde, riteniamo probabile che nella ricerca di un accordo interno alla maggioranza, i Cinquestelle abbiano voluto mettere sul tavolo due carte, una “soft” e l’altra meno, da giocare a seconda della piega che prenderanno gli eventi. Il 6.0.25, infatti, tradisce completamente l’originaria proposta referendaria No Triv – sostenuta anche da Lega e Cinque Stelle – che puntava a conservare la previsione della Conferenza Unificata che avrebbe dovuto esprimersi con una Intesa sul Piano e a sospendere, in attesa che venisse adottato il Piano, le nuove richieste di rilascio dei permessi e delle concessioni, lasciando in piedi solo le attività già autorizzate. Nel 6.0.25, il cui testo è stato pubblicato il 12 gennaio, invece: la Conferenza unificata è stata sostituita dalla Conferenza Stato-Regioni e questo vuol dire che agli Enti locali sarà impedito di partecipare all’elaborazione del Piano; l’emendamento non sospende i procedimenti in corso in attesa che il Piano venga elaborato; non è previsto un termine entro il quale il Piano debba essere adottato e questo, anche in considerazione del fatto che i procedimenti in corso non saranno sospesi, la dice lunga su che fine rischia di fare il Piano.
Di altro tenore l’emendamento 11.0.43 (commi da 1 a 6) che recepisce i contenuti delle dichiarazioni rilasciate dal Sottosegretario Crippa lo scorso 9 gennaio, nei giorni che seguirono al contestatissimo rilascio dei tre permessi di ricerca Global Med nello Ionio. Tra tutti è quello meglio formulato; tuttavia è anche quello che ha meno possibilità di trovare il consenso della Lega. È appena il caso di precisare che, diversamente dagli altri tre, questo emendamento non si pronuncia circa il divieto dell’utilizzo dell’air gun. L’emendamento è sostanzialmente dedicato al Piano e ad esso ricollega ogni vicenda riguardante i permessi e le concessioni. L’emendamento prevede che il Piano debba essere adottato entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione. Entro questi sei mesi occorre fare la VAS e conseguire l’intesa con la Conferenza unificata (Regioni e Enti locali). Se non si raggiunge l’Intesa, il Piano si intende adottato solo per il mare e non anche per la terraferma. L’emendamento non lo dice, ma lascia intendere che l’elaborazione dei contenuti del piano spetti al Ministero dello Sviluppo Economico e che le Regioni e gli Enti locali non partecipino alla discussione sui contenuti dello stesso: essi saranno chiamati, per il tramite della Conferenza Unificata, a rilasciare solo l’Intesa: se alla prima riunione non si raggiunge l’intesa, si convoca una seconda riunione; se anche nella seconda riunione non si arriva ad una intesa, il piano muore lì almeno per la terraferma. Sarebbe stato invece, forse, necessario: 1) prevedere una maggioranza ad hoc per il rilascio dell’Intesa (senza rinviare, dunque, alle “regole generali”; 2) chiarire meglio quando l’Intesa si consideri non rilasciata, giacché non si comprende se la locuzione “ovvero in caso di espresso e motivato dissenso della conferenza” abbia valore esplicativo oppure no: si considera non raggiunta l’intesa solo se il dissenso sia espresso e motivato? Formalmente il Piano è unico, ma di fatto è come se fossero due: uno per la terraferma e uno per il mare. Nell’attesa che il Piano venga adottato, tutti i procedimenti amministrativi in corso, finalizzati al rilascio dei permessi e delle concessioni sono sospesi (compresi quelli di valutazione di impatto ambientale) e fino all’adozione del Piano, tutti i permessi di ricerca, “sia per aree in terraferma che in mare, sono sospesi, con conseguente interruzione di tutte le attività di prospezione e ricerca in corso di esecuzione”. L’emendamento non lo dice, ma si intende che anche per la sospensione dei procedimenti in corso la data sia quella di entrata in vigore della legge di conversione. Quello che non si chiarisce è se, alla data di entrata in vigore della legge, le società petrolifere possano presentare nuove istanze per il rilascio dei permessi e delle concessioni oppure se questo non sia più possibile. Su questo punto l’emendamento tace. Il Piano stabilirà quali aree del territorio nazionale siano compatibili con l’esercizio delle attività di ricerca e di estrazione del gas e del petrolio.
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QUALI EFFETTI PRODURRÀ IL PIANO DELLE AREE PROPOSTO DAL GOVERNO?
«Se il piano verrà adottato, per le aree compatibili – ribadiscono i No Triv – con l’esercizio delle attività di ricerca e di estrazione, i procedimenti sospesi si riavvieranno e i permessi di ricerca già rilasciati torneranno ad avere efficacia; per le aree incompatibili, invece, i procedimenti sospesi si interromperanno e si avrà il rigetto delle istanze di permesso di ricerca e di concessione di coltivazione, mentre per i permessi di ricerca già rilasciati ci sarà la revoca degli stessi. Se entro tre anni dall’entrata in vigore della legge il piano non verrà adottato, tutti i permessi sospesi riprenderanno ad avere efficacia. Nulla si dice circa la sorte dei procedimenti in corso nel frattempo sospesi, ma è facile immaginare che anche in questo caso i procedimenti saranno riavviati. Il punto più critico dell’emendamento è quello che riguarda la sospensione dell’efficacia dei permessi di ricerca già rilasciati, destinati potenzialmente a trasformarsi in atti di revoca una volta che il piano verrà approvato. Ciò finisce per ledere il legittimo affidamento nel frattempo radicatosi in capo al permissionario.»

DIVIETO DELL’AIR-GUN? L’EMENDAMENTO “BLOCCA NIENTE” DEL GOVERNO SECONDO NO TRIV
Secondo il Coordinamento nazionale No Triv «della tecnica dell’air-gun si occupa l’emendamento governativo 11.0.117 a firma Castaldi, Girotto, Vaccaro, Puglia, Garruti, Dessì, Turco, Gallicchio, L’Abbate, Pellegrini, Nugnes. La bozza dell’emendamento era già nota (mancavano ancora le firme dei Senatori Turco, Gallicchio, L’Abbate, Pellegrini, Nugnes. È l’emendamento “bandiera” del M5S ma presenta limiti evidenti. La bozza dell’emendamento era già nota (mancavano ancora le firme dei Senatori Turco, Gallicchio, L’Abbate, Pellegrini, Nugnes che si sono aggiunte in un secondo momento) e su cui la nostra posizione è di nota: l’emendamento non tocca minimamente i procedimenti non definiti riguardanti le istanze di prospezione/ricerca e le richieste di concessione di coltivazione. Intende modificare un articolo contenuto nel Codice dell’Ambiente. Lo fa, per un verso, introducendo il divieto di utilizzare l’air gun per le attività di ispezione dei fondali marini per la prospezione, la ricerca e la coltivazione di idrocarburi; per altro verso, prevedendo sia l’automatica decadenza dal relativo titolo concessorio o del permesso sia la sospensione dei titoli abilitativi già rilasciati che prevedono l’impiego dell’air-gun per la prospezione, la ricerca e la coltivazione. È evidente che l’emendamento – afferma No Triv – non intende sospendere alcun procedimento in corso per il rilascio dei permessi di ricerca e delle concessioni per estrarre su terraferma e in mare. Procedimenti esistenti continueranno indisturbati la loro corsa verso il rilascio del permesso o della concessione. Quali sono gli effetti dell’emendamento? Di fatto si sospendono solo quei permessi di ricerca già rilasciati con i quali si intenda cercare gas e petrolio con l’utilizzo della tecnica dell’air-gun. Solo quelli! E quanti sono attualmente questi permessi di ricerca in Italia che prevedono l’uso dell’air-gun? Risposta: più o meno una decina, forse meno, giacché molti di essi sono già sospesi e non è detto che tutti i permessi in mare prevedano l’utilizzo dell’air-gun. E fino a quando l’emendamento li vorrebbe sospesi? Non più fino all’approvazione del Piano, come pure si era detto, ma per il tempo strettamente necessario per fare nuovamente la Via, per fare la Vas, per ottenere l’intesa della Regione e per conseguire il parere degli Enti locali. Se si legge attentamente il testo dell’emendamento si trovano scritte due cose contestualmente: che la tecnica dell’air-gun è vietata per le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e che le medesime attività sono sottoposte nuovamente a Via e a Vas.»
Per No Triv «ad essere sottoposti nuovamente a Via e a Vas saranno solo quei permessi di ricerca per i quali è stato previsto l’utilizzo della tecnica dell’air-gun – più o meno una decina – e non tutti i permessi di ricerca e tutte le concessioni esistenti in Italia. L’emendamento presenta inoltre alcuni paradossi che riguardano la partecipazione di Regioni ed Enti Locali nei vari procedimenti: mentre non si prevede che la Regione si esprima sulle vicende che potrebbero riguardare (ancora) le concessioni in essere entro le 12 miglia marine, si chiede alla Regione di esprimersi sul rilascio dei permessi (ma non anche sul rilascio delle concessioni) riguardanti aree poste fuori dalle 12 miglia marine; l’emendamento chiede agli Enti locali di dare un parere sui permessi (ma non sulle concessioni) ricadenti fuori dalle 12 miglia, mentre l’emendamento 6.0.25 li esclude dalla partecipazione alla elaborazione del Piano delle aree. In pratica, laddove gli Enti locali non hanno una competenza, si chiede loro un parere; laddove, invece, ce l’hanno, li si esclude.»

LA PROPOSTA DEL COORDINAMENTO NAZIONALE NO TRIV AL GOVERNO
«Il Coordinamento nazionale No Triv ritiene che per bloccare realmente ogni nuova attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi, sia in mare che su terra ferma, il Governo possa e debba agire in tutt’altra direzione. L’auspicio è che il Governo possa/debba invertire la rotta, prevedendo nell’emendamento una norma che vieti il rilascio di nuove concessioni di coltivazione e che preveda, per quanto riguarda quelle esistenti, l’abrogazione della norma sulle “proroghe automatiche” della durata delle concessioni giunte a scadenza, approvata dal Governo Monti; per quelle in mare entro le 12 miglia. Altrettanto auspicabile sarebbe anche l’abrogazione del comma 17, terzo periodo dell’articolo 6 del decreto legislativo n.152/2016. Approvata nell’attuale formulazione dal Parlamento con la Legge di Stabilità 2016 (governo Renzi), questa norma consente oggi – afferma il Coordinamento – ai petrolieri di effettuare nuove perforazioni ed installare nuove piattaforme entro le 12 miglia all’interno delle aree oggetto di concessioni in essere per tutta la vita utile del giacimento. In ultimo ma non per importanza, il ripristino dello strumento dell'”Intesa forte” tra Stato e Regioni, mediante l’abrogazione della parte del decreto legislativo n.127 del 30 giugno 2016 che modifica l’articolo 14-quater, comma 3, della legge n.241/1990, allo scopo di restituire alle Regioni un fondamentale strumento di esercizio e tutela delle prerogative democratiche, a garanzia delle ragioni dei territori. Una volta apportate queste poche modifiche, allora sì che l’emendamento potrebbe definirsi realmente e a ragione “blocca-trivelle”. Se alle tante parole di questi giorni, al riparo dai distruttivi clamori mediatici, il Mise vorrà far seguire i fatti, noi saremo pronti a confrontarci e a dare il nostro contributo per un emendamento blindato e a prova di ricorso.»

E LE REGIONI?
È il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, ad aver chiamato a raccolta, a Bari, le Regioni d’Italia. Lo ha fatto il 14 gennaio. Per la verità rispondono principalmente le Regioni che si affacciano sul Mar Jonio. «Ricordo – ha detto Emiliano – che questo è un Governo che ha componenti politiche che hanno partecipato entrambe al referendum No Triv, sia la Lega Nord sia il Movimento 5 Stelle si sono pronunciati per l’abrogazione delle leggi che consentivano le ricerche nel nostro mare. Abbiamo la ragionevole aspettativa che questo Governo sia particolarmente sensibile ad andare oltre i limiti che il movimento No Triv ha trovato nei confronti dei precedenti governi.»

I “SERPENTI TENTATORI” E LA BASILICATA
«Quindi oggi io mi auguroha continuato il governatore pugliese – che si possa trovare insieme una serie di proposte per poter definitivamente chiudere questa vicenda, che si ripropone ogni volta che un governo viene varato e sembra quasi che queste lobbies, ogni volta che qualcuno si siede sulle poltrone dei ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente, ci riprovino come dei serpenti tentatori nel tentativo che noi dimentichiamo o abbassiamo la guardia. La riunione di oggi serve a dire che non abbassiamo la guardia, che vogliamo rilanciare e soprattutto che questo è un movimento orizzontale, fatto di istituzioni, associazioni e popolo e che quindi la guardia non ho motivo di essere abbassata mai.»
«Noi dobbiamo collegare la sospensiva delle ricerche petrolifere ad un atto più importante che si chiama Piano delle aree – ha ribadito Michele Emiliano – cioè il piano di ricerca effettivo del petrolio nel nostro paese e dobbiamo fare in modo che fino a che non sia definito questo Piano delle aree, non ci siano più concessioni di permessi di ricerca. Dobbiamo tutelare, questa è la richiesta della Basilicata, non solo dalle ricerche in mare, ma anche dalle ricerche a terra, perché la Basilicata è purtroppo devastata dalle questioni legate all’eccessivo sfruttamento del suo territorio. In più c’è, da parte della Regione Calabria, una forte polemica, che noi condividiamo, sull’utilizzo dell’air-gun. È il momento nel quale le due forze di governo, il Movimento 5 Stelle e la Lega, entrambe da sempre contrarie all’utilizzo dell’air-gun, varino immediatamente un provvedimento di legge che ne vieti l’utilizzo.»

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