• DSC_6281-2.jpg?fit=1440%2C850&ssl=1
  • DSC_5750.jpg?fit=1440%2C850&ssl=1
  • DSC_6264-copia.jpg?fit=1440%2C850&ssl=1
  • DSC_5766.jpg?fit=1440%2C850&ssl=1
  • DSC_6255.jpg?fit=1440%2C850&ssl=1
  • DSC_6250.jpg?fit=1440%2C850&ssl=1
  • DSC_5768.jpg?fit=1440%2C850&ssl=1
  • DSC_5720.jpg?fit=1440%2C850&ssl=1
  • DSC_5773.jpg?fit=1440%2C850&ssl=1
  • DSC_5776.jpg?fit=1440%2C850&ssl=1
    Foto: I veleni della valle del Sabato // Pellegrino Tarantino
  • DSC_5779.jpg?fit=1440%2C850&ssl=1
  • DSC_5765.jpg?fit=1440%2C850&ssl=1
  • DSC_5737.jpg?fit=1440%2C850&ssl=1
  • DSC_6293.jpg?fit=1440%2C850&ssl=1
  • DSC_5786.jpg?fit=1440%2C850&ssl=1
  • Fumi-di-fabbriche-in-Irpinia.jpg?fit=1440%2C850&ssl=1

Cartoline dalla Valle del Sabato

in Fotoreportage di

Viaggio tra stabilimenti industriali, rifiuti stoccati ed abbandonati, emissioni e acque contaminate.

Come raccontato nell’inchiesta Il girone dei veleni, “la valle del Sabato è un cumulo di criticità ambientali. Un guazzabuglio intricato di vertenze che si innestano e si sovrappongono tra loro. È sede dell’ex Isochimica spa, la celebre fabbrica dei veleni in cui gli operai scoibentavano a mani nude, e senza alcuna protezione, le carrozze ferroviarie di amianto, provenienti dalle o cine delle Ferrovie dello Stato. È luogo di numerosi stabilimenti industriali che sversano impuniti nelle acque del fiume Sabato. È l’area in cui le indagini avviate dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Campania (Arpac) hanno già mostrato valori di manganese e tetraclorometano nelle acque sotterranee esterne allo Stir, che superano le Csr. È il territorio al quale l’emergenza rifiuti ha regalato uno stabilimento di tritovagliatura nuovo di zecca, 28 mila ecoballe stoccate in via “temporanea” e, oggi, l’ampliamento dello Stir.
È un Sud che non vorremmo raccontare ma che torna, vivido e sempre più reale. È il Sud del gioco a ribasso, quello che subisce le scelte e non vi partecipa. Quello per cui tutto fa brodo, tutto è progresso. In cui troppo spesso i sindaci vagano incerti come ombre dei propri mandati, in attesa del santo protettore di turno o della manna dal cielo.
Nella valle del Sabato non è arrivato né l’uno, né l’altro. Il concetto di area vasta è pura fantascienza. Di vasto qui c’è solo il senso dell’abbandono. Che ti resta attaccato addosso assieme all’olezzo silenzioso del fiume, con le sue venature di putrido e stantìo. Miasmi così, si lasciano ricordare a lungo.”

Sostieni Terre di frontiera

Se sei arrivato fin qui è evidente che apprezzi il nostro modo di fare informazione. Ma per proseguire nel percorso intrapreso nel 2016 abbiamo bisogno di un aiuto.
Il tuo sostegno è indispensabile per continuare a realizzare inchieste sul campo, documentare e raccontare. Le nostre inchieste si compongono di testi, immagini e video con costi importanti in tutte le fasi di produzione.
Terre di frontiera è un periodico indipendente prodotto da giornalisti, fotografi, attivisti ed esperti di tematiche ambientali.
Terre di frontiera non riceve finanziamenti pubblici e sopravvive grazie al contributo spontaneo dei suoi ideatori e alle donazioni dei lettori.
L’informazione libera ha bisogno del sostegno di tutti. L’informazione libera assume un ruolo importante e di responsabilità, anche e soprattutto nell’ottica di superare l’emarginazione territoriale e culturale.

Se vuoi puoi sostenere Terre di frontiera cliccando qui. Grazie!

Photoreporter. Si interessa di ambiente, sociale e folklore. Sempre alla ricerca di una nuova storia da raccontare attraverso i suoi scatti.

Lascia un commento

Your email address will not be published.