© Gianmario Pugliese
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Reportage ai tempi del Covid, 19 immagini dalla «civiltà del mesozoicontemporaneo».

Un giorno un dinosauro si svegliò e si accorse che il Mondo non c’era più. Quel dinosauro apparteneva ad una razza del «mesozoicontemporaneo», una specie che si riteneva superiore e capace di sottomettere la natura e ogni altra forma di vita esistente.
Fino a quel giorno, forte del suo dominio sulle altre specie, aveva scorrazzato abbattendo alberi, divorando qualsiasi tipo di preda, calpestando ogni essere vivente più debole e cercando di affermare il potere sui propri simili con estrema ferocia. Ma da quel giorno qualcosa era cambiata, qualcosa di invisibile lo aveva paralizzato e minacciava seriamente la sua esistenza.
L’acqua improvvisamente divenne più acida e la quantità di ossigeno al suo interno crollò al punto che molti organismi morirono, di fatto, per soffocamento. I primi a sparire furono i più anziani e quelli più deboli. Ma col tempo non risparmiò nemmeno i più giovani e i più forti. Finché ne rimase uno solo di loro. Indebolito e vicino anche lui al suo ultimo istante guardò indietro nella sua vita e finalmente cominciò a rendersi conto della scelleratezza dei suoi simili. Il surriscaldamento del Pianeta, la scarsità di riserve di cibo, l’inquinamento delle acque, gli ossidi di nitrogeno e di zolfo e l’ozono che proliferavano a dismisura erano solo frutto dello sfruttamento spietato attuato dalla sua specie ai danni dell’ecosistema e rispetto ai sogni di gloria e immortalità che da sempre avevano attraversato la storia di questa specie, non rimasero che segni di inciviltà.

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